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Lampada ad olio

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Una lampada ad olio d'epoca

La lampada ad olio è una lampada che sfrutta un combustibile a base di olio di qualsiasi origine. È stata inventata migliaia di anni fa e largamente utilizzata, insieme alle candele, finché non è stata sostituita quasi ovunque dalla lampada a cherosene intorno agli anni 1850. Oggi viene adoperata in pochi contesti, ad esempio se c'è bisogno di creare un'atmosfera particolare.

Storicamente veniva fabbricata in terracotta o in metallo, con una forma che ricorda vagamente una teiera: bassa, con il manico e il beccuccio. Come stoppino si usava uno spezzone di corda di fibre naturali oppure una striscia di cotone, della carta morbida o dell'ovatta. La grande diffusione di questa lampada era dovuta all'estrema semplicità con cui essa si può costruire, con materiali di uso quotidiano o di recupero. Qualunque olio, infatti, è adatto a bruciare, anche le miscele, anche quello già impiegato per la frittura. Lo svantaggio principale è la difficoltà del trasporto, dato che il liquido si può versare facilmente, pertanto non va mai portata in tenda.

Con un barattolo o un bicchiere

Una lampada ad olio si può ottenere a partire da qualsiasi contenitore, anche di vetro o di plastica, poiché la fiamma arde solo sulla superficie ed il calore va sempre verso l'alto. Se però il contenitore è molto grande e di conseguenza la fiammella rischierebbe di andare troppo a fondo, è possibile metterci dentro dell'acqua, visto che essa non si mescola con l'olio, rimane sul fondo e fa da base di appoggio.

Se si utilizza un barattolo col coperchio, è facile far mantenere dritto lo stoppino: basta fare un forellino con un punteruolo e farlo passare dentro. Se invece si usa un bicchiere o qualcos'altro di aperto, è necessario realizzare un qualche sistema artigianale che consenta all'estremità dello stoppino di restare fuori dal pelo del combustibile, ad esempio del filo di ferro, della stagnola o un disco di sughero galleggiante.

Con una scatoletta di tonno

Si apre la scatoletta facendo attenzione a non staccare completamente il coperchio, quindi si spreme per bene il tonno prima di mangiarlo o di metterlo da parte. Si lascia l'olio nella lattina, vi si immerge dentro un pezzetto di spago di canapa e si richiude il coperchio, ripiegandolo con cautela per non farlo staccare e per non tagliarsi le dita con i bordi affilati.

Un secondo metodo consiste nel lasciare la scatoletta intera, col tonno dentro, fare un buchino nel coperchio con il coltello ed infilarci direttamente lo stoppino, aiutandosi con la punta della lama. Prima di accendere è bene aspettare almeno un quarto d'ora, in modo che l'olio venga assorbito per bene dallo spago.

Con un'arancia

Si prende un'arancia con la buccia spessa e la si incide lungo tutta la circonferenza con il coltello. Si stacca quindi delicatamente la buccia dal frutto e precisamente la metà dove esso era attaccato all'albero, che è più resistente. In questa fase bisogna stare attenti a non far spezzare i filamenti bianchi che si trovano in mezzo agli spicchi, poiché saranno proprio questi che fungeranno da stoppino. Ora non resta che riempire per metà (o poco più) la semisfera di olio, bagnando abbondamente i filamenti.