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Scautismo cattolico

Da ScoutWiki, il wiki sullo scautismo.

Con scautismo cattolico si intende oggi identificare lo scautismo portato avanti in associazioni confessionali di fede cattolica.

Questo fenomeno inizio in Inghilterra con unità scout che, pur aderendo ad una associazioni pluraliste, si dichiaravano cattoliche raccogliendo al proprio interno ragazzi di questa confessione.

Successivamente paesi a maggioranza cattolica (quali ad esempio Italia e Francia) nello sviluppare lo scautismo intrecciarono l'educazione scautistica a quella religiosa facendone un unico metodo che prese il nome di "scautismo cattolico". Tale impostazione fu fortemente criticata negli anni 60-70 con un ridimensionamento dell'importanza dell'educazione religiosa, portando a vedere lo scautismo quale itinerario educativo proposto ai ragazzi ed inserito in una prospettiva antropologica che si ispira alla visione cristiana dell'uomo e che costituisce nel contempo un'occasione di ulteriore crescita nella fede cattolica, ma non una proposta di crescita esplicitamente cattolica

Ad oggi lo scautismo cattolico è rappresentato presso la Santa Sede dalla CICS e dalla CISG quali rappresentanti delle componenti cattoliche di WOSM e del WAGGGS, e dalla UIGSE-FSE I primi sono promotori di uno scautismo cattolico quale itinerario educativo di ispirazione cristiana (secondo la più moderna concezione) mentre la UIGSE-FSE continua ad intendere il termine in senso tradizionale, unendo ciò l'educazione scout all'educazione religiosa.

Da notare come nella UIGSE-FSE a fianco della visione tradizionale del concetto di scautismo cattolico vi sia una visione tradizionale del metodo scout stesso.

Storia

La nascita dello scautismo cattolico

Nel 1910, a distanza di 3 anni della fondazione del movimento scout da parte di Robert Baden-Powell, nasce a Bagni di Lucca il primo gruppo scout italiano ad opera di sir Francis Vane che da il via all'associazione R.E.I. (Ragazzi Esploratori Italiani).

Di questa associazione entra subito a far parte la Juventus Juvat, associazione giovanile cattolica fondata 5 anni prima dal pedagoga genovese Mario Mazza. Questa però, dopo solo un anno, esce dall'associazione perché la natura "cattolica" del gruppo stesso è vista dalla dirigenza locale in maniera negativa.

Nel 1913, dopo gli opportuni contatti con la Curia, le Gioiose (nome con cui si identificavano i ragazzi di Juventus Juvat) creano presso il chiostro di Santa Maria delle Vigne (Genova) il R.E.C.I. (Ragazzi Esploratori Cattolici Italiani), prima associazione scout cattolica al mondo. In quegli anni l'interesse nato verso lo scautismo aveva portato molti gruppi cattolici ad avviare realtà scout, la maggior parte di essi, per gli stessi problemi incontrari dalle Gioise riguardo la "fede", sono passati dal R.E.I. al C.N.G.E.I. (associazione nata nel 1913 ad opera di Carlo Colombo) ma anche in questa associazione non trova spazio sufficiente l'educazione religiosa portando così al desiderio di creare una propria associazione.

Nel 1916 il conte Mario di Carpegna si reca su mandato della "Società della Gioventù Cattolica" in Inghilterra per incontrare Baden-Powell e conoscere lo scautismo, al suo ritorno i gruppi cattolici facenti parti del C.N.G.E.I. creeranno sotto la sua guida l’ASCI "Associazione Scautistica Cattolica Italiana” nella quale confluirà, da subito, il R.E.C.I. Ottenuto il riconoscimento ecclesiale l'ASCI diviene la prima associazione scout cattolica ad avere un respiro nazionale ed allacciare rapporti con il Bureau Mondiale dello scautismo.

Lo sviluppo dello scautismo cattolico

Nel 1920 in Francia, ad opera di alcuni laici e sacerdoti guidati dal padre gesuita Jacques Sevin, nascono gli "scouts de France", associazione cattolica omologo francese dell'ASCI, nello stesso anno durante il primo Jamboree Mondiale padre Jacques Sevin s.j., il conte Mario di Carpegna e al belga prof J. Corbisier danno vita al "segretariato Mondiale dello Scautismo Cattolico" con l'approvazione e la benevolenza del fondatore ed ormai capo mondiale Baden-Powell.

Lo scautismo cattolico, lontano dal diventare un "movimento parallelo" o "un movimento nel movimento" assume una sua identità che si appresta a dare un contributo importante (per affermazione dello stesso Baden-Powell) allo sviluppo qualitativo e numerico dello scautismo mondiale, in particolar modo italiano e francese.

Lo sviluppo italiano viene fermato pochi anni dopo dalla soppressione, per volontà del governo fascista, delle associazioni scout portando alla scomparsa dell'Italia dal panorama scout mondiale. Non si interruppe però lo sviluppo dello scautismo cattolico che grazie all'impulso dato da padre Jacque Sevin diviene prolifico e trainante nel panorama mondiale.

Lo scautismo, nella cui "prospettiva antropologica" si è sempre riconosciuta la visione cristiana dell'uomo impressa da Baden-Powell (figlio di un pastore anglicano e fervente cristiano) diviene nella visione di padre Sevin uno strumento per la formazione della personalità cristiana dei suoi ragazzi.

Il metodo scout viene rivisto in quest'ottica per individuarne ulteriori aspetti utili all'educazione spirituale, morale e caratteriale del ragazzo, senza però in alcun modo snaturarlo o modificarlo.

Nasce ad esempio ad opera del canonico Antoine-Louis Cornette (Vieux Loup), di padre Marcel Forestier, dello stesso Sevin e di altri l'idea di esploratore quale "éclaireurs", ovvero "ragazzo che porta la luce", che diviene non sono un buon cittadino che fa il suo dovere verso la società ma un piccolo apostolo che porta la luce della fede, allo stesso modo il ruolo del capo non viene visto solo come un "servizio" ma quale scelta vocazione, risposta ad una chiamata, ponendo questa esperienza non alla fine di un percorso ma inserendola nel cammino di realizzazione della persona proposto dallo scautismo.

Il principale apporto viene però dato al metodo Rover che si sta sviluppando proprio in questi anni, ciò avviene principalmente ad opera del domenicano padre Forestier e del gesuita Paul Doncoeur.

L'intuizione iniziale di Baden-Powell di "rover" viene rivisitata e trasformata da semplice "viandante" a "pellegrino" dove la strada diviene non solo luogo di esercizio spirituale ma anche metaforicamente "via" che conduce ad una meta così come per il pellegrino. Nasce la "La spiritualité de la route" dove la strada diviene luogo di "deserto interiore" dato dalla necessità di "essenzialità" e di distacco dalla quotidianità che essa impone.

Viene rivista anche l'impostazione del clan e plasmata sulla vita benedettina: le comunità vengono riunite attorno ad un capo clan (abate) che, qualora le comunità siano divise in comunità più piccole e sparse sul territorio, è coadiuvato da aiuti (priori). L'ingresso nella comunità è subordinato ad una scelta di adesione alla regola e, dopo un periodo di noviziato, si viene chiamati alla piena accettazione (firma della carta di clan) alla quale segue un periodo di conferma (voti temporanei - vita di clan) al termine del quale si dichiara la propria adesione totale allo stile del roverismo tramite la partenza (voti permanenti). In questa visione la strada diviene il "chiostro del rover", luogo di riflessioni, preghiera e confronto, e il colore marrone, scelto per i rover, simboleggia tanto la strada quanto il saio conventuale.

Tale visione del roverismo trova ampi consensi e, grazie all'approvazione di Baden-Powell, si diffonde anche fuori dalle realtà cattoliche. In questo periodo, grazie all'opera di questi e di Vera Barclay (ragazza cattolica co-autrice del manuale del lupetto e primo Akela di Inghilterra) lo scautismo guadagna velocemente credito non solo tra i cattolici ma anche nelle gerarchie ecclesiali che non solo approvano lo scautismo ma lo riconoscono quale strumento ideale nell'educazione giovanile incentivandolo.

A questo periodo si deve una ricca produzione di canti scout (molti firmati da padre Jaques Sevin s.j.) quali il canto dell’Addio, il canto della promessa, il canto del tramonto (signor fra le tende), la leggenda del fuoco (splende il fuoco) ed altri..

Lo scautismo cattolico italiano

Come già detto nel 1927 le associazioni scout italiane vengono soppresse bloccando la crescita dello scautismo cattolico italiano nel suo momento di più evidente sviluppo metodologico e numerico.

Alla caduta del fascismo e alla ripresa ufficiale delle attività ci si accorge di come lo scautismo italiano non sia sparito durante la “giungla silente” (nome dato al periodo di divieto dello scautismo) ma sia divenuto sotterraneo: diverse realtà scout non si erano estinte ma numerosi capi erano rimasti in contatto con i fratelli d’oltralpe e d’oltremanica cercando nel loro piccolo di mantenere vivo lo scautismo italiano. L’ASCI viene così ricostituita sull’eredità lasciata prima delle sospensione delle attività, aggiornata circa gli sviluppi dello scautismo e “al passo” con la fraternità mondiale, arricchita dal lavoro dello scautismo cattolico francese ed in continuità con le esperienze dei gruppi di scautismo clandestino. Tra questi gruppi spiccano le Aquile Randagie di Milano, riparto che raccolse diversi ragazzi dei disciolti riparti milanesi e continuò le attività prima sottoforma di esploratori e, col passare degli anni, del roverismo, ispirandosi ai modelli proposti oltralpe ma adattandoli alla propria realtà.

Lo scautismo cattolico italiano ha una ripresa preponderante che trascina con se anche la ripresa dello scautismo laico in Italia (CNGEI), vengono acquisiti gli sviluppi dello scautismo mondiale (come l’organizzazione in gruppi con branche separate) e riorganizzata l’associazione secondo le nuove impostazioni del movimento.

Vengono sviluppate le branche riprendendo l’esperienza dello scautismo francese ma reinterpretandola a propria volta: in questo periodo nasce il “lupettismo Italiano” ad opera di Fausto Catani che, oltre a riformarne il metodo (tra i più apprezzati al mondo) riforma la struttura organizzativa della branca proponendo l’organizzazione delle “pattuglie nazionali” che diverrà un modello imitato dentro e fuori i confini nazionali.

Sull’esperienza delle Aquile Randagie (anch’essa ispirata al modello francese) prende il via il Roverismo italiano (praticamente assente prima della giungla silente) che avrà in alcune Aquile Randagie (quali don Andrea e Vittorio Ghetti) delle colonne portanti. Il prestigio dello scautismo cattolico italiano cresce velocemente e già a fine anni ’40 è riconosciuta a livello mondiale l’autorevolezza di personaggi quali Salvatore Salvatori, Fausto Catani ed Osvaldo Monass, portando alla nomina di Osvaldo Monass all’interno del Comitato Mondiale nel 1951.

Lo Scautismo Cattolico negli anni '60-'70

Negli anni '60 e '70 una crescente critica verso i modelli educativi tradizionali e verso la Chiesa si incrociano sullo scautismo, in particolar modo lo scautismo cattolico.

Diviene idea di molti che lo "scautismo cattolico" non debba più essere un metodo per educare cristianamente il ragazzo, ma semplicemente un itinerario educativo proposto ai ragazzi inserito in una prospettiva antropologica che si ispira alla visione cristiana dell'uomo e che costituisce nel contempo un'occasione di ulteriore crescita nella fede.

Su quest'onda già negli anni '50 in Francia viene rivista la branca Rover allontanandola di fatto dalla "route" e di conseguenza dalla "spiritualità della strada", mentre in Italia l'ASCI cambierà denominazione passando da "Associazione Scautistica Cattolica Italiana" ad "Associazione Scouts Cattolici Italiani", allontanandosi da un modello in cui l'associazione si riconosce nella chiesa per affermare questa adesione quale scelta "personale".

Tali scelte in Italia si radicalizzano negli anni '70 quando, soprattutto in AGI, si faranno strada idee più lontane dalla chiesa a volte in senso anche anticlericali che portano la metodologia ad allontanarsi non solo dall'impostazione cattolica ma anche da quella dello stesso fondatore, riscontrando in questa una pregiudiziale "visione cristiana dell'uomo e della società"

Preoccupati da questi andamenti alcuni capi di ASCI e AGI creano prima la Comunità Scout di Soviore e poi il Centro Studi Baden-Powell al fine di salvaguardare lo scautismo innanzitutto nella integrità metodologica secondo quanto ideato dal fondatore sia nella sua funzione di crescita spirituale e religiosa.

Lontani da questa visione che viene ritenuta quella che dovrebbe essere la naturale posizione di qualunque associazione non confessionale secondo quanto affermato da B.-P., alcuni capi fondano o si aggiungono in un secondo momento (in base all'avanzare della suddetta visione nei diversi paesi) nella FSE che nel 1976, cambiando il proprio statuto (che la porterà a prendere il nome di UIGSE-FSE) si propone quale federazione sovranazionale di scautismo cattolico in disaccordo (ma mai in contrasto) con il CICS e CICG.

Dal 2003, con il riconoscimento ufficiale della santa sede all'UIGSE-FSE, queste confederazioni si affiancano a livello mondiale quali diverse espressioni dello scautismo cattolico mondiale: il CICS (e CICG) quali promotori di scautismo quale realtà di crescità spirituale nelle realtà cattoliche, la UIGSE-FSE quale promotore dello scautismo cattolico in senso tradizionalista: ovvero quale metodologia utile ad una educazione religiosa.