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Storia del CNGEI

Da ScoutWiki, il wiki sullo scautismo.
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Il simbolo del CNGEI nel 1917


L'inizio

Nel gennaio del 1912 il prof. dott. Carlo Colombo terminò di scrivere lo Statuto del suo movimento, che chiamò "Corpo Nazionale dei Giovani Esploratori Italiani" (Boy Scout d'Italia) e "Unione Nazionale delle Giovinette Esploratrici Italiane" (Girl Scout d'Italia) con lo scopo prefisso d'essere strumento educativo per tutti i ragazzi e le ragazze italiane. Con un gruppo di giovani della Società Podistica Lazio, Colombo compì un esperimento, conclusosi nell'ottobre del 1912 con un campo ai prati della Farnesina a Roma. Fu un gran successo e da quell'iniziativa ebbe origine il CNGEI, fondato ufficialmente a Roma il 30 giugno del 1913.

Carlo Colombo ebbe la soddisfazione di vedere la sua istituzione crescere, moltiplicarsi e farsi molto onore. I giovani esploratori dal camiciotto verde intervennero a favore delle popolazioni marsicane colpite dal terremoto e con opere di servizio durante la prima guerra mondiale. Aderirono all'associazione personalità del mondo della scienza e della cultura: bastino gli esempi di Guglielmo Marconi, che fu presidente onorario della sezione di Bologna, e Gabriele d'Annunzio, che fu consigliere del Consiglio Direttivo Nazionale. Nel Corpo Nazionale confluirono gran parte dei Boy Scout italiani, tra cui molti di quelli già aderenti ai Ragazzi Esploratori Italiani (REI). I giovani esploratori, in omaggio ai primi gruppi scout, usarono il giglio della REI con la scritta "Sii preparato" nel cartiglio.

In Inghilterra, nel luglio del 1913, a Birmingham si tenne il primo grande raduno scout a livello internazionale a cui parteciparono oltre seimila ragazzi. All'incontro presero parte anche una dozzina di rappresentanze estere, tra cui una italiana della neonata associazione del CNGEI composta da sette esploratori. Il 10 novembre 1914 uscì il primo numero della rivista "Sii Preparato", che fu la prima pubblicazione periodica dello scautismo comparsa in Italia, nonché primo esempio di mensile per ragazzi.

Nel novembre del 1914 vennero costituite, ad opera del Colombo, le sezioni femminili che accolsero le "Girl Scout" italiane, anche se i primi esperimenti furono condotti fin dal 1913. Il ruolo di Presidente della sezione di Roma fu preso dalla baronessa Ferrero, mentre Mary Rossi (già collaboratrice di Baden-Powell) divenne Capo Reparto e Commissaria. Il 29 giugno 1915 si svolse l'assemblea costituente della sezione di Roma, evento che segnò la data ufficiale della nascita dell'UNGEI, la cui presidenza nazionale fu assunta dalla principessa Anna Maria Borghese de Ferrari. Nella nuova associazione confluirono anche le ragazze che facevano parte del settore femminile dell'ARPI.

Dal 5 maggio del 1915 il CNGEI fu posto sotto l'Alto Patronato del Re, del Presidente del Consiglio e dei Ministri della Guerra, della Marina, degli Esteri, delle Colonie e della Pubblica Istruzione. Inoltre Vittorio Emanuele III acconsentì all'iscrizione al Corpo Nazionale del principe ereditario Umberto ed in seguito, dietro insistenza della Regina Elena, della principessa Giovanna all'UNGEI. Il Re autorizzò anche, sull'esempio dei fratelli scout inglesi, a fregiare il distintivo degli esploratori meritevoli con il simbolo della Corona Reale, creando così la distinzione di "Esploratore Reale", divenuta poi "Esploratore d'Italia"[1]. Il 21 dicembre del 1916, il Capo dello Stato, su proposta del ministro della Pubblica Istruzione On. Francesco Ruffini, eresse il CNGEI in Ente Morale con il Decreto Luogotenenziale n. 1881, a riconoscimento della sua funzione educativa nei confronti della gioventù. Queste due caratteristiche sono mantenute tuttora, ma ovviamente il Patronato appartiene al Presidente della Repubblica ed ai Ministeri della Pubblica Istruzione, degli Affari Esteri, dell'Interno e della Difesa. Fu il pieno successo dell'opera del Colombo, tanto che B.-P. stesso gli scrisse (chiamandolo "Chief Scout of Italy") di seguirlo con il più gran piacere ed interesse, e il Duca degli Abruzzi, grande esploratore, assunse la Presidenza Generale del Corpo.

D'altra parte il Corpo Nazionale non mancò di ricevere espressioni di vera e propria critica. Durante il conflitto, che vide per il CNGEI un periodo di innegabile fortuna, ci furono episodi di netto rifiuto. In diverse città l'ambiente fu ostile agli esploratori nazionali ed in vari episodi furono fatti segno di gravi aggressioni da parte di ragazzi definiti, dalle colonne della rivista associativa, come "non pochi giovinastri", "tristi avvinazzati o malviventi". Inoltre gli ambienti e la stampa cattolica di stretta osservanza assunsero toni virulenti contro lo scautismo, avanzando argomenti di natura dottrinale, e molte polemiche furono sollevate dai cattolici circa il legame tra il Corpo Nazionale e la massoneria. L'accusa fu sempre respinta da Colombo, ma pare accertato il favore del vertice massonico italiano per il CNGEI. Secondo una fonte attendibile, come afferma Fabrizio Marinelli, è in effetti probabile "che l'influenza massonica sia stata molto più importante all'inizio, ma sia andata scemando anno dopo anno", anche se "contatti di dirigenti scout con la massoneria sono continuati fino allo scioglimento". Ma le critiche più aspre provennero da parte operaia e socialista. Le classi popolari vedevano l'organizzazione scout con diffidenza, nel migliore dei casi come qualcosa di estraneo alla propria cultura e alle proprie necessità.

Malgrado questo, il CNGEI - UNGEI aveva raggiunto il massimo della propria espansione con oltre 400 sezioni e sottosezioni, molte delle quali con sedi nelle colonie o comunità italiane all'estero come a Costantinopoli, Tripoli, Lussemburgo, Esch-sur-Alzette, Alessandria d'Egitto, Il Cairo, Porto Said, Marsiglia, Smirne, Tunisi, São Paulo-Jahù e Buenos Aires (spontaneamente costituitasi ma non riconosciuta dalla Sede Centrale per la mancanza della dichiarazione ufficiale di gradimento del ministro italiano), con un totale di iscritti che oscillava dai venti ai trentamila soci, una cifra mai più raggiunta. Tutto ciò nonostante la presenza dell'ARPI di Ugo Perucci e la defezione tra le proprie fila del ramo cattolico, all'epoca minoritario, con la conseguente nascita dell'ASCI.

Nel 1918 il Vice Presidente e Commissario Generale del CNGEI, prof. Vittorio Fiorini, nella sua relazione al Convegno nazionale tenutosi a Roma, propose l'istituzione della classe "Seniori", vale a dire gli adulti scout. La proposta di Fiorini, approvata dagli Organi Statutari, ebbe pratica attuazione nel 1919 con l'istituzione degli Esploratori Seniori.

Nel 1920 si tenne il primo Jamboree mondiale, ospitato nell'area espositiva di Olympia, a Londra. Il CNGEI fu presente con una delegazione composta da Carlo Ratti, Bruno Cavalieri Ducati e tre esploratori. I rappresentanti del Corpo Nazionale consegnarono a Baden-Powell la medaglia d'oro al merito, che l'associazione gli aveva decretato. In contemporanea al Jamboree si tenne la prima conferenza internazionale per discutere sulla costituzione di un comitato internazionale permanente. Il CNGEI, che partecipò all'evento, venne dichiarato e registrato come socio fondatore della conferenza internazionale scout.

Nel luglio del 1920 nel St. Hugh's College di Oxford, in Inghilterra, si tenne la prima conferenza mondiale del guidismo alla quale partecipò una delegazione italiana dell'UNGEI. Nel 1922 il "Sii Preparato" si trasformò in una rivista più ricca ed accattivante e durante l'anno si introdusse una rubrica sulle attività dell'UNGEI, detta "Cronaca femminile".

Nel 1924, in seguito alla Conferenza Scout Internazionale di Parigi del 1922, dove si stabilì che lo scautismo femminile si doveva organizzare con modalità e norme proprie, l'UNGEI modificò il proprio nome in Unione Nazionale Giovinette Volontarie Italiane, dandosi una fisionomia autonoma, con statuto e regolamento nuovi. La direzione generale passò da Roma a Rovereto (dove c'era una delle sezioni che funzionavano meglio) sotto la guida di Antonietta Giacomelli come commissaria generale. Nello stesso 1924 iniziò la pubblicazione della prima rivista scout femminile italiana, "Sii Preparata", con redazione a Rovereto, che uscì bimestralmente per due anni.

La Giungla Silente

Tra il 1927 e il 1928 il regime fascista sciolse le associazioni scout italiane. Il 10 febbraio 1927 per ordine del segretario generale del Partito Nazionale Fascista, Augusto Turati, l'UNGVI fu sciolta. Il 31 marzo 1927, dopo le prime pressioni della polizia fascista su alcune sezioni e pochi giorni prima che invadesse la Sede Centrale, la presidenza generale del Corpo Nazionale, prevenne l'azione del Governo, disponendo la sospensione delle attività di tutte le sezioni e reparti del CNGEI. Malgrado ciò, in varie località d'Italia, in vario modo ed in varia misura, diversi gruppi decisero di continuare a praticare un'attività clandestina o mascherata, che spesso arrivò a sfiorare l'aperta ribellione, dando vita alla cosiddetta "Giungla silente" (il nome dato dal CNGEI, ma anche a tutte le altre "resistenze" scout nel periodo della clandestinità).

Le informazioni che si hanno riguardo alla storia del periodo clandestino del CNGEI sono in pratica poche, logica conseguenza della segretezza con cui gli scout dovevano muoversi. I sistemi scelti per sopravvivere, sia pur ufficiosamente, possono ricondursi a due posizioni: da un lato un atteggiamento di effettivo scioglimento e di cessazione delle attività, dall'altro una continuazione delle attività sotto mentite spoglie. La principale organizzazione di riferimento dei dirigenti del CNGEI nei primi anni della Giungla silente fu il "Lupercale", con sottotitolo "Rovers d'Italia", vero e proprio movimento clandestino Scout. L'Associazione era organizzata in "pagus" (città) composti da "sodales". Il motto era "Alere flammam" e lo stemma raffigurava una fiamma che, scaturendo da tre tizzoni, formava un giglio scout. Sorto nell'agosto del 1927, ebbe regolare statuto, depositato presso la prefettura di Roma, e aveva lo scopo di tenere uniti i dirigenti, i commissari e i capi unità del CNGEI, per averli pronti al momento della ripresa delle attività Scout. Essendo limitata ai maggiorenni (ma chi non aveva compiuto 18 anni poteva essere socio aggregato) non incorreva nel divieto della legge. Lo statuto del sodalizio fu inviato in tutte le città dove erano esistite sezioni o sottosezioni del CNGEI. Aderirono al Lupercale anche alcuni scout dell'ASCI, inoltre furono mantenuti contatti con Hubert S. Martin, direttore del Bureau internazionale.

Nel 1929 le Autorità di Pubblica Sicurezza, venute in sospetto, avevano dato il via ad un'inchiesta in tutta Italia. Furono schedati i nomi di tutti gli iscritti all'istituzione e su di loro furono raccolte notizie ed informazioni e per di più gli aderenti furono convocati, interrogati e perquisiti. Tra il 1931 e il 1932 la Polizia impose con la forza lo scioglimento del Lupercale. Luigi Pirotta, promotore del Lupercale e futuro Capo Scout del CNGEI, nel 1933 fu diffidato dalla Polizia ed espulso dall'Amministrazione del Governatorato di Roma, di cui dal 1928 era vice Segretario, per reato contro il capo del governo. Dopo nove mesi di disoccupazione a seguito di una nuova inchiesta disposta dal Ministero dell'Interno, fu riammesso in servizio, ma perse ogni anzianità ed emolumento. Sfuggirono a quei controlli le attività svolte all'aperto dai giovani con i loro capi con o senza camiciotto verde, ma sempre con il foulard e la cintura dell'uniforme scout.

A Trieste sorse il Gruppo Escursionisti Indomito che operò i suoi campi fino al 1940, a Torino si formarono i Giovani Escursionisti Italiani che prolungarono le attività fino al 1935, a Firenze si costituì il Gruppo Escursionisti Indipendenti che continuò i suoi campi sino al 1933. Si ricava che questi gruppi avevano una sigla comune: GEI. Inoltre, le bandiere di molte sezioni e sottosezioni furono affidate alla conservazione dei Musei civici, come a Rovereto, dove la domenica del 10 aprile 1927 tutti gli iscritti della sezione si radunarono per l'ultima volta. Conclusa la cerimonia, vi fu la sfilata per le vie cittadine con la fanfara in testa, fino al Castello per rendere omaggio alla Lapide dei Caduti e consegnare alla Direzione del Museo le bandiere.

Le bandiere delle sezioni di Bari e Pesaro vennero tagliate in pezzi e date in custodia ai più meritevoli. A Bari la cerimonia si tenne il 20 ottobre 1927, gli scout si riunirono segretamente per tagliare la bandiera Nazionale in striscioline che ripartirono fra loro, firmando ognuno un giuramento. Gli scout di Bari parteciparono per diverso tempo a gare di marcia a squadre, organizzate nella provincia. I giovani gareggiavano come squadra GEI. A Pesaro, invece, si formarono i gruppi detti delle "Aquile Azzurre" che protrassero le attività fino al 1940. Nel 1929 il CNGEI clandestino partecipò al 3° Jamboree di Birkenhead, Arrowe Park, in Gran Bretagna. Facevano parte del "Contingente" il Capo Scout Roberto Villetti, l'esploratore reale Paolo Savini, vice commissario della sezione di Bari, ed il capo reparto Cesare Musatti della sezione di Roma.

Pure il ramo femminile dell'UNGVI, come il ramo maschile, seppur per scopi diversi, continuò a vivere per qualche anno sotto altra forma e diversa denominazione, per realizzare pellegrinaggi nei campi della Grande Guerra. Nel 1927 per questo scopo fu fondata un'opera chiamata "Libere Escursioni ai Campi di Guerra" che fino al 1930 tenne ancora unite le giovinette volontarie.

La rinascita e storia d'oggi

Solo alla caduta del regime fascista nel 1943, grazie all'incoraggiamento del governo provvisorio alleato, le associazioni scout poterono iniziare a riorganizzarsi e riprendere le loro attività, nel 1944 nel meridione liberato e nel 1945 in tutta Italia. L'Assemblea dei vecchi scout (i seniores) del 21 giugno 1944 segna ufficialmente la ripresa delle attività del CNGEI in tutta Italia. L'UNGEI, invece, riaprì ufficialmente nel 1945, riacquisendo la denominazione originale. Alla ripresa i dirigenti del Corpo Nazionale accertarono che le Autorità del 1927 non emanarono nessun provvedimento legislativo per abrogare la Legge del 21 dicembre 1916 n. 1881 che eresse l'istituzione in Ente Morale e quindi, per la legislazione italiana, il CNGEI non aveva mai cessato di esistere.

Il 21 novembre 1944 a Roma venne firmato tra l'ASCI e il CNGEI l'atto costitutivo della Federazione Esploratori Italiani (FEI), seguito più tardi, il 27 luglio 1945, dal ramo femminile di AGI e UNGEI, che diedero vita alla Federazione Italiana Guide Esploratrici (FIGE). Le due organizzazioni furono ufficialmente riconosciute dai due movimenti mondiali OMMS ed AMGE. Nel 1945 nacque il Clan Nazionale dei Seniores Scout Italiani, gli adulti del CNGEI. Nel 1953, a Lucerna, venne fondata l'Amicizia internazionale degli Adulti Scout e Guide (l'attuale Organizzazione internazionale ISGF) e il Clan Nazionale italiano ne fu uno dei membri fondatori.

Tra la metà degli anni sessanta e settanta lo scautismo laico visse una profonda crisi, relativa all'applicazione del metodo, conoscendo sconvolgimenti e defezioni. Dopo alcune sperimentazioni sulla coeducazione, comprese le pattuglie miste, si arrivò il 26 maggio del 1976 ad approvare con Decreto del Presidente della Repubblica lo statuto con cui si stabiliva l'unificazione totale con l'UNGEI. Avvenne così la nascita del Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani di oggi. Il nuovo CNGEI si orientò ad una sempre maggior qualificazione in senso laico e pluralista ed inoltre applicò le seguenti scelte: coeducazione, democrazia associativa, scelta adulta e impegno civile. Nello stesso anno, per motivi di politica associativa, il Clan Nazionale Seniores Scout Italiani, inquadrati nella quarta classe dell'organizzazione scout e raggruppati in Clan, uno per ogni località, con organizzazione finanziaria ed amministrativa al di fuori delle sezioni, confluì nel CNGEI e diede origine alla "Quarta Branca". Nel 1986 si eliminò tale dicitura, sostituendola con quella di "Branca Senior". Dal 1992 non esiste più nemmeno la Branca Senior, ma solo i Senior e un settore adulti, per eliminare la confusione che il termine "Branca" poteva dare (non si tratta infatti di una unità educativa, bensì formativa, dato che i componenti sono adulti e non ragazzi).

Nel 1988 il CNGEI produsse il primo dei suoi documenti pedagogici: il Progetto di Formazione Spirituale, che indica come il CNGEI promuova la cura e lo sviluppo della vita spirituale interiore di tutti i propri soci, che esclude la caratterizzazione e quindi la formazione confessionale. Nel 1997 il CNGEI produsse un ulteriore documento, utilizzato come argomento d'esame in molti corsi di Pedagogia all'Università, il Progetto Educativo Globale, in cui sono dettate le linee guida educative seguite dal CNGEI per perseguire lo scopo dello Scautismo, ossia formare il Buon Cittadino. Nel 2001 viene istituito il Percorso Senior dell'adulto nel CNGEI. Infine nel 2004 è stata approvata la Carta di Identità associativa, che espone le caratteristiche e le scelte che il CNGEI persegue.

Il centenario

Per approfondire, vedi la voce Centenario del CNGEI.
Il logo del centenario

Nel 2012/2013 ricorre il Centenario del CNGEI, prima associazione scout italiana a raggiungere questo traguardo. I festeggiamenti si sono aperti il 12 ottobre, a cento anni esatti dall'inizio del primo campo sperimentale realizzato da Colombo presso i prati della Farnesina a Roma. Sono state organizzate varie iniziative, tra cui l'emissione di un francobollo, convegni, manifestazioni in piazza e nelle scuole, per concludersi con due grandi campi nazionali, tenuti uno in Piemonte ed uno in Calabria.

Note

  1. Il sistema delle classi è stato abolito nell'anno scout 2003/2004, quando sono state introdotte le tracce.

Bibliografia

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  • Antonio Viezzoli, Dieci lustri di vita G.E.I., ristampato e aggiornato al 1976 a cura del Centro Studi Scout «Eletta e Franco Olivo» del CNGEI, suppl. a «Scautismo», 18 (1977), 4-6.
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  • Cronaca rievocativa a ricordo ed onore del prof. Carlo Colombo fondatore del C.N.G.E.I. nel cinquantenario della sua morte 1918-1968, a cura di Antonio Viezzoli, suppl. a «Il Sentiero», 10 (1968), 3.
  • Domenico Sorrentino, Storia dello scautismo nel mondo. Fatti, protagonisti, avventure. 1907 - 1957, Roma, Nuova Fiordaliso, 1997.
  • Enrica Corradini Adami, La storia del CNGEI, «Scautismo», 28 (1987), 3, p. 6.
  • Fabrizio Marinelli, I Giovani Esploratori Italiani. Breve storia del C.N.G.E.I. 1912-1976, Roma, Edizioni Scautismo, 1983.
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  • Giuseppe dell'Oglio, Alere Flammam. Breve storia dello scautismo in Italia, Milano, Lampi di stampa, 2010.
  • Giuseppe dell'Oglio, Breve storia dello scautismo in Italia, in Essere scout... diventare cittadino, a cura di Teddy D'Arienzo e Giuseppe dell'Oglio, Roma, CNGEI-Chil, 2009, pp. 17-34.
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  • Mattia Pessina, Obbedire? Lo scautismo italiano di fronte al fascismo, Trieste, Centro Studi Scout «Eletta e Franco Olivo» del CNGEI, 2010.
  • Mauro Furia, La vita e le opere del prof. Carlo Colombo fondatore del C.N.G.E.I., «Adulti nello Scautismo», 38 (1998), 6.
  • Mauro Furia, Storia del Giglio Scout, Parma, Centro Studi Scout sulle problematiche giovanili «Carlo Colombo», 1990.
  • Organi Centrali del C.N.G.E.I. una ricerca a cura di Rossano Fano, Quaderni di Studi e Documenti del Centro Studi Scout «Eletta e Franco Olivo» del CNGEI, (1999), 4.
  • Piet J. Kroonenberg, Gli intrepidi. Scautismo clandestino e rinascita del movimento nei paesi dell’Europa centro-orientale, Roma, Edizioni scout nuova fiordaliso, 2001.
  • Salvatore Zappardino, Storia del CNGEI e dell'ASSORAIDER in Sicilia, in Atti dell'Incontro Capi Regionale. Raccogliamo una traccia per non perdere la memoria. 1974-2004, a cura di Antonio Scalini, Gravina di Catania, AGESCI Sicilia-Centro Studi e Documentazione, 2005, pp. 47-64.
  • Vittorio Pranzini, 1907 2007. Cent’anni di Scautismo tra storia metodo e attualità, Roma, Edizioni scout fiordaliso, 2007.